Ricordiamo che:
L'articolo 638 del codice penale "Uccisione o danneggiamento di animali
altrui" punisce chi uccide o chi rende inservibili, deteriora o avvelena
gli animali che appartengono ai privati.
L'articolo 727 del codice penale "Maltrattamento di animali" punisce
anche chi causa la morte per avvelenamento di essi, mentre le legge sulla caccia
punisce penalmente chi utilizza bocconi avvelenati

Il Comitato contro i bocconi avvelenati e per la
difesa del territorio di Verona e Provincia nasce nell'aprile 2006
per opera di un gruppo di cittadini, residenti nelle diverse zone del territorio
provinciale colpiti in prima persona dal triste fenomeno dell'avvelenamento del
proprio cane.
Da ciò è nata forte in noi l'esigenza di contrastare questi barbari eventi, con
la speranza che il sacrifico subito dai nostri amati compagni a quattro zampe
possa almeno servire a salvare la vita a centinaia di loro simili, che rischiano
di pagare con un'assurda agonia una semplice passeggiata nei prati.
Maggio 2003
ATTENZIONE!!!
BOCCONI AVVELENATI!
Sono deceduti 8 cani per avvelenamento nella zona del CORNO MOZZO, CORNO D'AQUILIO, E PASSO FITTANZE.
Leggete sotto l'articolo del giornale l'Arena.
Sabato 29 gennaio 2005 giornale L'arena
Attenzione!!!
In città c’è un avvelenatore di cani
Bocconi
di carne al veleno destinati al miglior amico dell’uomo. A lanciare l’allarme è
Vincenzo Moscato padrone di Toffee, una cagnetta meticcia di dodici anni mancata
pochi giorni fa proprio a causa delle classiche polpette ai cumarinici, un
genere di veleno che a seconda del tipo agisce in particolari zone interne del
corpo senza destare patologie che possano più o meno invitare il proprietario
dell’animale a rendersi conto di quanto sta avvenendo. A destare maggior allarme
è il fatto che questo incidente non sembra sia l’unico. Anzi, pare proprio che
sia in Borgo Venezia sia allo Stadio, ma anche a Santa Maria di Zevio (qui tra
l’altro visti i tanti avvelenamenti da polpette i padroni dei cani hanno esposto
uno striscione «ringraziando il farabutto che ha avvelenato i loro compagni») ci
sia un criminale che si diverte a lasciare nei giardinetti maggiormente
frequentati dai quattro zampe e nei cortili privati le polpette mortali. «La mia
Toffee», afferma Moscato che vive nel quartiere dello Stadio, «è stata
avvelenata nel cortile privato di casa. Non ci sono dubbi qualcuno ha lanciato
dentro la recinzione il classico boccone di carne avvelenato». A sostegno delle
affermazioni di Moscato c’è anche il parere del veterinario Paolo Scalvi, anche
lui non ha dubbi sul fatto che qualcuno si stia divertendo ad avvelenare gli
animali e proprio nella sala d’attesa del suo studio di Borgo Venezia ha messo
in bella mostra un foglio dove invita i proprietari dei cani a stare bene in
guardia: «Sono stati diversi i casi di avvelenamento capitati in ambulatorio,
quattro uno dietro all’altro. Per fortuna un piccolo amico lo abbiamo salvato
facendogli rigurgitare la polpetta ingerita circa venti minuti prima. Questo
genere di avvelenamento è fatale: il veleno provoca delle emorragie interne non
rilevabili se non allo stadio estremo. I bocconi si presentano delle dimensioni
di una polpetta classica di carne mista a dei granelli color turchese».
Scalvi fa notare che il problema non riguarda solo gli animali in genere visto
che oltre ai cani anche i gatti sono a rischio ma anche i bambini. «Chi può
assicurarci che un bambino piccolo o anche grandicello ma curioso non vada a
toccare questo cibo. Questa situazione può diventare più grave di quello che già
è inviterei quindi le forze dell’ordine a prendere in esame la cosa». Scalvi
invita pertanto i proprietari dei cani a rivolgersi al proprio veterinario di
fiducia nel caso il fedele amico abbia messo tra i denti qualcosa di poco
chiaro: «Se il cane presentasse del pallore delle mucose è bene farlo visitare.
Purtroppo di fronte a questi casi non si può fare nulla se non avvisare la gente
e sperare». ( a.z. )
Mercoledi 16 Febbraio 2005 Giornale l'arena
Attenzione!!!
Legnago, il "killer" dei gatti e' in cerca di vittime
Legnago. Il killer dei gatti è tornato in azione nelle campagne della Bassa
rispolverando una tecnica di cui non sentiva parlare in giro da tempo: micidiali
bocconi alla stricnina. Con questo sistema, nel giro un paio di mesi, ha tentato
di avvelenare per ben cinque volte tre gatti meticci appartenenti ad una
famiglia residente in via Pila, all’altezza del bivio che separa il capoluogo da
Vigo e Vangadizza. Fortuna ha voluto che, nonostante i tentativi riavvicinati,
le bestiole se la siano cavata senza gravi conseguenze, sia per un impiego
contenuto del potente veleno che per le tempestive cure dei proprietari. Ciò non
ha, comunque, impedito di far salire la tensione tra i possessori di cani e
gatti della zona, preoccupati di veder finire, prima o poi, i propri animali
nelle grinfie del misterioso avvelenatore. Un timore di cui non si è ancora
liberata Chiara Castagnedi, la giovane dottoressa in lingue che, per il rotto
della cuffia, ha salvato i suoi gatti dagli effetti devastanti della stricnina.
«Il primo episodio - racconta la proprietaria dei felini presi di mira - risale
a metà dicembre quando uno dei miei gatti è ritornato a caso manifestando spasmi
e convulsioni. Vedendo poi che reagiva in maniera esagerata e violenta ad ogni
stimolo mi sono rivolta immediamente al veterinario che l’ha sottoposto a
terapia intensiva. Cosa che si è ripetuta nelle settimane successive anche con
gli altri miei due animali, colpiti dagli stessi sintomi». Inizialmente si era
ipotizzata un’infezione da tetano, ma di fronte al susseguirsi degli episodi,
che hanno suggerito controlli più accurati, la diagnosi non ha lasciato spazio
alla minima incertezza: si trattava di avvelenamento da stricnina, una sostanza
peraltro difficile da reperire in commercio.
«I gatti - spiega Maurizio Ballottari, il veterinario di San Pietro che ha
curato le bestiole - manifestavano sintomi riconducibili a veleni che hanno
effetti, al pari della stricnina, sul sistema nervoso centrale: contrazioni,
tremori generalizzati, rialzo febbrile e iperestesia. Quindi li ho trattati con
sedativi per mantenerli tranquilli ed evitare autotraumatismi: non ci sono,
infatti, antidoti e il veleno, che somministrato in dosi superiori provoca la
morte per soffocamento e paralisi dei muscoli respiratori, viene metabolizzato
per vie naturali». Quindi, tutto lascia supporre di trovarsi alle prese con un
gesto doloso, anche se la proprietaria non sa spiegarsene le ragioni. « Nessuno
- precisa Chiara Castagnedi - si è mai lamentato dei nostri gatti, che non ci
hanno mai creato alcun problema. Ora la mia paura è che possono fare del male
anche al nostro cane».
Stefano Nicoli
venerdi 18 marzo 2005, giornale L'arena
Attenzione!!!
Allarme nella zona fra Bussolengo e
Pastrengo per la presenza di polpette letali: morti anche gatti e volpi
Attenti ai bocconi al veleno
Caccia al «killer» dei cani:
presentate già numerose denunce
Bussolengo.
Doveva essere una scampagnata, in una delle prime domeniche di sole per
Maurizio Citto, funzionario della Prefettura di Verona. Con un amico e il suo
cane, un esemplare frutto di un incrocio fra un pastore tedesco e uno spinone,
stava passeggiando in località Prussiana, una zona sulle colline moreniche,
un'area ancora fortemente agricola delimitata dalla Gardesana, tra il territorio
di Bussolengo al confine con Palazzolo e Pastrengo, sulla strada che porta da
Sandrà a Pastrengo. Un posto dove convivono cascinali e ville.
«A un certo punto», racconta, facendo ancora trasparire un grande rammarico per
l'accaduto, «di fronte a un cancello di una casa ho visto il mio cane che
muoveva la bocca. Credevo che avesse dei sassi come faceva sempre: dopo un
quarto d'ora era già morto. Non c'è stato, purtroppo, niente da fare. Ho
denunciato il fatto, puntando il dito sulle esche avvelenate, ma mi hanno detto
che forse non serve a nulla. Vorrei fare un appello a chi va a passeggiare con
il cane in quelle località di tenere legati i cani per non incappare in brutte
sorprese».
Questo è solo uno dei casi accaduti in quella zona dall'inizio dell'anno e che
hanno subito un'accelerazione in queste ultime settimane. «I primi due episodi
di cui sono venuta a conoscenza», spiega Alexandra Kozlowska, che abita nella
zona, «si sono verificati il 10 gennaio a Giancarlo Agnoli: ha perso allo stesso
modo un cocker spaniel e un pastore tedesco. Poi è capitato alla famiglia di
Roberto Sega, a Sandrà di Castelnuovo, che ha riportato un grave danno con la
perdita di un volpino di razza, un meticcio e due gatti».
Così, per un grande amore nei confronti degli animali, la signora Alexandra ha
cominciato a raccogliere testimonianze di altre situazioni analoghe. Un giorno
anche a lei è capitata la stessa cosa: il suo Whushi, un jack russel di due anni
e mezzo, si è sentito male. Ma lei non si è persa d'animo e, anche se il cane è
morto, ha conservato i contenuti gastrici in un vaso di vetro e li ha
consegnati, insieme a una volpe morta trovata nei campi pochi giorni dopo, ai
veterinari responsabili del Dipartimento di prevenzione del servizio veterinario
dell'Ulss 22 di Villafranca.
Racconta la signora: «C'erano dieci bocconcini di lardo, ma io al mio cane non
davo del lardo. I campioni ora sono stati consegnati all'Istituto
zooprofilattico di Verona per l'esame autoptico e tossicologico».
Ancora l'8 marzo, in località Ventretti a Palazzolo di Sona (ma l'area è sempre
la stessa), il cane meticcio di Salvatore Meduri, nonostante ripetuti interventi
del veterinario, è morto dopo dieci giorni di terribile agonia.
Tutti questi casi messi insieme sono stati regolarmente denunciati ai
carabinieri di Bussolengo. Sono tutti esposti «contro ignoti per l'uccisione del
mio cane», si legge nelle denunce.
«Non si possono fare ipotesi», commenta Alexandra. «Certo, non vorremmo che
questo fenomeno, che tra l'altro è punito dal codice penale, si ripetesse.
Perché veder morire il proprio cane tra atroci sofferenze è molto doloroso.
Purtroppo so che chi non ha mai avuto un cane e non si è mai affezionato al
proprio animale non può capire queste cose. Noi ci abitiamo e vogliamo rimanerci
con la possibilità di avere degli animali».
Tra le prossime iniziative, visto che continuano ad arrivare segnalazioni di
nuovi casi, c'è quella di far conoscere il problema alle società di protezione,
al Wwf, al movimento dei Verdi, a Legambiente e all'assessorato all'ambiente
della Provincia. «Specialmente», conclude Alexandra, «per quelle persone che la
domenica vengono a passeggiare o a fare jogging col cane in questi posti. Perché
la loro gita fuori porta non si trasformi in una giornata da dimenticare».
Lino Cattabianchi
Attenzione!!!
venerdi 25 marzo 2005, giornale L'arena
Caccia agli avvelenatori. Nuove segnalazioni dopo i casi di Bussolengo: una
decina gli
animali morti
Killer dei cani anche a Zevio
Utilizzate listarelle di lardo. Il sindaco: «Un fatto gravissimo»
Zevio (VR) . Lucrezia Borgia, la nobildonna del ’500 che la leggenda dipinge
come bella, elegante, gentile, corrotta e incestuosa, ha fatto proseliti nel
Comune. Ma per una sesta, mortale peculiarità non cantata da Ludovico Ariosto:
quella di avvelenatrice. Se Lucrezia propinava le sue letali pozioni a
malcapitati umani, a Zevio i destinatari del veleno sono i quattrozampe amici
dell'uomo.
Un fenomeno allarmante, riemerso dopo le denunce pubblicate dal nostro giornale,
relative all’area di Bussolengo. Secondo testimonianze raccolte in paese, in
poco più di un mese ne sono morti una decina: due cani a Perzacco e altri cinque
tra Santa Maria, Rivalunga, l'argine dell'Adige, Roversola. A Santa Maria le
polpette avvelenate hanno fatto fuori anche due gatti.
«Dove lavoro, davo puntualmente da mangiare a un gattino cui ero affezionata;
improvvisamente l'ho trovato morto tra i rigurgiti di vomito classici
dell'avvelenamento. Qualche giorno dopo è capitato lo stesso ad un altro gatto
che scoppiava di salute», dice una giovane signora che, temendo dispetti,
preferisce rimanere anonima.
La donna aggiunge che a una sua amica hanno avvelenato un boxer: «Il cane,
secondo quanto ha detto il veterinario, ha mangiato listarelle di lardo
avvelenate, rinvenute sembra nello spazio verde in cui si tiene la sagra, in
centro paese». La giovane signora rivela un retroscena poco simpatico: «Uno
sprezzante cartello di ringraziamento agli ignoti avvelenatori di un cane,
affisso lungo la strada, è stato bruciato il giorno dopo».
Il veterinario Nicola Mosele, ambulatorio in via Primo Maggio a Santa Maria, ha
accertato più casi. «I sintomi sono da organo-fosforici o da organo-clorurati,
veleni usati in agricoltura. Provocano spasmi muscolari, bave alla bocca, vomito
e alla fine blocco respiratorio. Mi ha colpito l'amarezza del proprietario di un
barboncino trasferitosi a Santa Maria da Verona anche per dare più spazi di
libertà al suo animale, che invece in campagna ha trovato la morte. Il
proprietario di un setter avvelenato sull'argine ha rinvenuto alcune esche:
polpette di lardo con al centro una sostanza verde salvia».
«Tre o quattro mesi fa ci sono stati avvelenamenti di cani anche nella zona di
Pontoncello», fa sapere Giambattista Fanini, ambulatorio veterinario a Rivalunga
e a San Giovanni Lupatoto. «Altri casi si sono verificati a Ca' di David.
Difficile quantificare eventuali avvelenamenti di gatti: questi non tornano a
casa quando stanno male».
Qualche anno fa Pontoncello, al confine con San Giovanni Lupatoto, fu teatro di
avvelenamenti a decine. Gli abitanti della zona insorsero legando le morie
all'attivazione di un bandita di caccia lungo l'Adige per il ripopolamento delle
lepri. Bocconi avvelenati, la tesi dei residenti, per tenere lontano dalla
selvaggina cani e gatti. Morirono anche due cani del sindaco, che abita in zona.
Maria Luisa Tezza giudica «gravissima» la presenza di esche avvelenate
all'interno dell'abitato per la possibilità che possano essere ingerite dai
bambini.
E invita i proprietari di animali avvelenati a sporgere denuncia. «Solo così è
possibile aprire indagini, quantificare i casi e magari circoscrivere le zone di
pericolo segnalandole con volantini. Spiace che periodicamente accadano episodi
del genere», conclude il sindaco Tezza. «Se c'è la necessità di tenere lontani
gli animali domestici dalle zone di caccia o altro, sapendolo per tempo si
potrebbero adottare le opportune contromisure».
Domenico Todeschini, ambulatorio in piazza Marconi, nel capoluogo, ha seguito i
casi di Rivalunga e Roversola, protagonisti un bracco tedesco smarrito e un
meticcio. Il veterinario mette in guardia, in assenza di esame autoptico, dalla
difficoltà di distinguere tra morti provocate da esche avvelenate o da
antiparassitari o topicidi sparsi tra frutteti o capannoni avicoli per
combattere parassiti o roditori. Consiglio di Todeschini è tenere gli animali al
guinzaglio, e quando si fanno passeggiate tra i campi o lungo l'argine, portarsi
una bottiglietta, tipo succo di frutta, con acqua e sale da far ingurgitare
all'amato quattrozampe qualora mangi qualcosa di sospetto. «E' un po' il rimedio
della casalinga», dice Todeschini, «però l'animale, che poi andrà monitorato per
qualche giorno dal veterinario, vomita immediatamente e in qualche modo limita i
danni».
Piero Taddei
Attenzione!!!
Venerdì 25 Marzo 2005, giornale L'arena
C’è allarme anche nella zona di Belfiore I cacciatori: «I nostri segugi nel
mirino»
Belfiore (VR) . Si chiamava Lola la bastardina che da otto anni teneva compagnia
alla famiglia Stefani. «E' morta improvvisamente domenica scorsa», racconta la
padroncina Valentina Stefani, «dopo una passeggiata nei campi. Ai primi segni di
malore l'abbiamo portata dal veterinario, ma non c'è stato nulla da fare». La
diagnosi del veterinario sulla causa del decesso non ha lasciato dubbi:
avvelenamento. Lola non è l'unico cane avvelenato, ma l'ultimo di una lunga
serie. Sono almeno una decina i cani morti negli ultimi mesi dopo aver mangiato
bocconi avvelenati trovati nei campi.
Le famiglie colpite da questa perdita accusano i cacciatori di aver disseminato
queste polpette al veleno «ma», assicura Bruno Borsaro, presidente della sezione
della Federcaccia, «anche i nostri segugi sono stati vittime di questi bocconi.
Durante la stagione venatoria abbiamo fatto due denunce perché due cani da
caccia di nostri soci sono morti dopo una battuta».
Le zone dove maggiormente si sono verificati questi casi sono Bionde, Zerpa e
via Linale fino alla Valfonda tra Arcole e San Bonifacio. «Ci siamo accorti di
queste polpette lasciate in mezzo ai campi e lungo gli argini già nell'ottobre
scorso», continua Borsaro, «abbiamo segnalato la cosa alle guardie provinciali,
ma i cani hanno continuato e continuano a morire».
Sono almeno sei i cani morti di altrettante famiglie: si tratta soprattutto di
animali da guardia di corti rurali e aziende agricole. I contadini accusano i
cacciatori dell'avvelenamento, ma i cacciatori rispediscono le accuse al
mittente. «Anzi abbiamo la sensazione che siano proprio i nostri cani da caccia
l'oggetto principale dei bocconi avvelenati», dice il presidente Borsaro, «noi
amiamo gli animali e rispettiamo l'ambiente, non facciamo di queste azioni».
L'idea che si è fatta strada nella mente di coloro che praticano attività
venatoria nell'ambito territoriale di caccia n. 4 è che si tratti di una
vendetta di proprietari di fondi e aziende agricole che hanno subito danni per
galline e altri animali da allevamento mangiati o azzannati dai segugi.
Oppure si tratta di imprenditori agricoli che semplicemente non vogliono che i
cani da caccia «invadano» le loro proprietà. «Se i nostri cani fanno dei danni,
basta che chi li ha subiti si rivolga a noi e faccia la denuncia per ottenere il
risarcimento. Non facciamo battute di caccia usando veleno», assicura Borsaro,
«quando facciamo le battute notturne per catturare le nutrie usiamo le trappole,
mica il veleno, e ad altri animali che infestano cascine e campagne, come i
piccioni, gli spariamo». Dunque, chi siano coloro che preparano le appetitose
polpette al veleno sono difficili da identificare.
Occorre sottolineare che tale pratica, da aborrire, non si riscontra solo a
Belfiore, ma è diffusa in tutta la provincia. Cani avvelenati sono morti di
recente dalla Val d'Alpone alla Valpolicella. Bisogna aggiungere che queste
polpette possono venire mangiate anche da altri animali e ucciderli alla pari
dei cani, siano essi domestici come i gatti o selvatici come volpi e faine. E'
opportuno ricordare che chi viene sorpreso ad abbandonare bocconi avvelenati nel
territorio, viene perquisito dalle forze dell'ordine e giudicato da un tribunale
penale.
Zeno Martini
L'ARENA
Giovedì 31 Marzo 2005
Morto un cane, le guardie provinciali: «Intensificata la
vigilanza»
Bocconi avvelenati a Cerro Segnalati altri casi in Lessinia
Cerro (Verona)
Ancora bocconi avvelenati in Lessinia. Un cane è
morto a Cerro ma altre segnalazioni arrivano anche da Boscochiesanuova,
Corbiolo e Romagnano, dove le esche sono state trovate in località Dossi. Così
torna l'allarme che già qualche anno fa mise in allerta anche Velo. Al settore
faunistico ambientale della Provincia non si fanno ipotesi sui responsabili
degli avvelenamenti.
Il proprietario del cane morto a Cerro, un piccolo meticcio, è il gestori del
distributore di benzina. Lorenzo Prati. «Gibò, il mio cane, non è più
tornato», dice Prati, «così abbiamo iniziato a cercarlo e lo abbiamo trovato
senza vita poco lontano da casa, ai campi sportivi, dove andava spesso. Il
veterinario ha detto che con ogni probabilità era morto avvelenato: non aveva
segni di percosse né ferite ma del sangue alla bocca, segno di un'emorragia, e
la lingua morsa per gli spasmi». Aggiunge la moglie di Prati: «Gibò era un
cagnolino di soli tre anni che non faceva male a nessuno e molti ora ci
chiedono dove sia finito».
Così il distributore di Cerro è diventato punto di riferimento per gli aminic
degli animali preoccupati dagli avvelenatori. «Mi hanno riferito che un cane è
stato trovato morto qui vicino e poi a Romagnano, a Boscochiesanuova e a
Corbiolo», dice Prati, che ha avvertito Corpo forestale dello Stato e guardie
provinciali. «Purtroppo non ho fatto denuncia a Verona, perché andare in città
con le targhe alterne non mi è stato impossibile, ma ho riferito a chi vigila
qui. Mi hanno spiegato che è difficile individuare gli autori di questi gesti.
Io, però, ho le mie idee», continua Prati. «Proprio accanto ai campi sportivi
c'è una zona dove si trovano tartufi, potrebbero essere stati i tartufari ad
avvelenare Gibò».
Commentano al settore faunistico ambientale della Provincia: «Ogni anno,
soprattutto a primavera, si verificano fatti simili. In genere sono casi
isolati, ma c'è anche qualche maniaco che arriva ad avvelenare animali nei
giardini». Sospetti contro i cacciatori, preoccupati di difendere le lepri di
ripolamento da ogni animale predatore? «Qualcuno dice che è colpa dei
cacciatori, ma è difficile crederlo: un pezzo di cibo avvelenato potrebbe
essere inghiottito dai loro stessi cani».
Dice Claudio Arzenton, consulente della Provincia: «Ritengo che in montagna
accada come in certe città dove la gente, stanca dei colombi, dà loro
granoturco avvelenato per liberarsene: vige una specie di giustizia
fai-da-te». Le guardie provinciali ammoniscono: «La legge vieta che siano
distribuite esche o bocconi avvelenati; noi garantiamo la vigilanza sul
territorio, ma è difficile sorprendere i responsabili».
Barbara Bertasi
mercoledì 18 maggio 2005
Le vittime sono un boxer e un pastore tedesco.
Per il veterinario non ci sono dubbi: i sintomi rivelano intossicazione
da STRICNINA
Avvelenati due cani al Chievo
Un animale agonizzante ha morsicato il
padroncino: è fuori pericolo
di
Enrico Santi
Due cani uccisi da bocconi alla STRICNINA.
Le vittime sono un pastore tedesco di 11 mesi e un boxer di 9. Ma c’è stata
apprensione anche per uno dei padroni, un ragazzo di 16 anni accidentalmente
morso ad un braccio dalla sua bestia in preda alle convulsioni. Trattenuto in
osservazione per tutta la notte al Pronto soccorso di Borgo Trento, il giovane è
stato dimesso ieri mattina.
Il fatto è accaduto lunedì, tra Chievo e Boscomantico. A raccontarlo, con la
voce rotta dalla commozione, è Franco Bosio, di 62 anni, residente in via
Tomezzoli, quartiere Stadio. «Una cosa straziante, i responsabili di questa
barbarie avrebbero dovuto vedere per rendersi conto del misfatto chre hanno
compiuto. Le due povere bestie sono morte dopo atroci sofferenze».
Bosio era il padrone del boxer, una femmina. «Abito in un appartamento in zona
Stadio, e, appena potevo, portavo la mia Olivia, così si chiamava, all’aria
aperta. In un luogo dove potesse correre e sfogarsi liberamente».
Lunedì era uscito in compagnia di Alessandro, un ragazzo di 16 anni, figlio di
un amico che abita nello stesso quartiere, in via Morelli, e al suo cane, un
maschio di pastore tedesco di nome Nesh. «Due cucciolotti che si divertivano un
sacco a giocare insieme, per questo siamo andati in riva all’Adige, fra Chievo e
Boscomantico», racconta Bosio. «Ci siamo inoltrati un po’ nel prato fra le
sterpaglie. Ad un certo punto, il ragazzo che era con me ha notato che il suo
cane dava evidenti segni di malessere e aveva la bava alla bocca. Poi ha
cominciato a rantolare e a vomitare sangue». Dopo averli caricati
sull’automobile, i due amici hanno portato i cani all’ambulatorio veterinario
più vicino. Ma per Nesh non c’è stato niente da fare. Scene che Bosio non
riuscirà a dimenticare tanto facilmente: «È morto dopo un’atroce agonia di venti
minuti, contorcendosi dal dolore». Secondo il veterinario Maurizio Bragantini i
sintomi erano inequivocabili: «Una diagnosi precisa, senza esami tossicologici
non la posso fare, ma il sospetto che ci sia stato avvelenamento da
STRICNINA è fortissimo. I sintomi
non lasciano spazio a dubbi».
Olivia è morta ieri mattina. «I veterinari», continua il suo padrone, «hanno
fatto il possibile per salvarla, l’hanno vegliata per tutta la notte, ma il
veleno che aveva ingerito era troppo potente, il suo fisico non ha retto».
Ma anche per il ragazzo ci sono stati momenti di paura. Mentre si trovavano
nell’ambulatorio, il ragazzo aveva notato un gonfiore al braccio nel punto in
cui il suo cane l’aveva graffiato con i denti aguzzi mentre si dimenava sotto
l’effetto devastante del veleno. Su consiglio del veterinario, l’amico l’ha
subito accompagnato al Pronto soccorso dell’ospedale di Borgo Trento, dove è
rimasto ricoverato, in astanteria, a scopo precauzionale dalle 19 di sera alle
10 di ieri mattina. «Gli hanno fatto un prelievo di sangue per capire la causa
del gonfiore», fa sapere la mamma Paola Lombardo, «e nei prossimi giorni gli
faranno nuovi accertamenti. Ma ciò che più lo fa soffrire è la perdita di Nesh,
cui era affezionatissimo. Chi ha messo le esche avvelenate è un vero criminale».
«Il braccio era gonfio, ma i medici escludono che sia stato vittima di un
avvelenamento», fa sapere Bosio, «tuttavia, a scopo precauzionale, dovrà fare
altri accertamenti».
Bosio non sa darsi pace per quello che è successo. «È stato terribile, non ho
mai visto una cosa del genere, non lo auguro a nessuno. E pensare che abbiamo
avuto mille attenzioni, dopo gli ultimi episodi di avvelenamento che si sono
verificati. Probabilmente le due povere bestie hanno mangiato qualcosa che hanno
trovato in mezzo alle sterpaglie. Ma vorrei sapere il motivo di questa
cattiveria. A chi davano fastidio i cani in quel posto fuori dal mondo?».
La piaga dei bocconi avvelenati con la
STRICNINA sta dilagando ormai da mesi in tutta la provincia. Agli
inizi di maggio, c’erano state tre vittime nelle campagne di Colognola, mentre a
Mezzane un uomo aveva visto morire in pochi giorni i suoi sei cagnolini. Ma in
quella zona gli ignoti avvelenatori non avevano mai colpito. «È la prima volta»,
conferma Bragantini, «che assistiamo ad un caso del genere qui, fra Boscomantico
e il Chievo. Non era mai successo, ci siamo rimasti male. È un fenomeno
preoccupante».
L'ARENA (IL GIORNALE DI VERONA)
21 Dicembre 2005
Strage di gatti a Cassone, un avviso del Comune
chiede aiuto per scoprire chi lascia i bocconi avvelenati
Caccia agli avvelenatori
Malcesine (Verona). A Cassone imperversa un avvelenatore di gatti.
Finora è rimasto impunito, ma adesso il caso è di dominio pubblico per merito
del sindaco Giuseppe Lombardi, che ha fatto affiggere dalla polizia municipale
un avviso nella frazione e anche nel capoluogo. «Considerato», vi si legge, «che
sono pervenute numerose segnalazioni di rinvenimento di gatti randagi morti, a
seguito di probabile avvelenamento, da parte di ignoti, nel centro abitato di
Cassone, il corpo di polizia municipale ha intrapreso controlli per accertare i
responsabili di questi atti e prevenire ulteriori fatti analoghi». Lasciare in
giro bocconi avvelenati è un atto criminale, per il pericolo a cui si espongono
non solo animali da compagnia, da cortile e da lavoro, ma anche le persone che
inconsapevolmente venissero a contatto con i veleni. Per questo il Comune ha
disposto le indagini ed è pronto a denunciare i responsabili come prevede la
legge, che commina per questo reato da tre a 18 mesi di prigione. L’avviso
invita «i cittadini a segnalare alla polizia municipale o alla stazione dei
carabinieri eventuali comportamenti che possano condurre all’accertamento di
eventuali responsabilità».
«Io ho già fatto un paio di denuncie con fondati sospetti», dice Davide
Consolati, imprenditore edile che abita a Cassone in via San Zeno, «dopo aver
visto morire tre gatti e cinque dei miei cani da caccia fra dolori tremendi.
Ritengo si tratti di una persona malata di mente che dovrebbero curare prima che
incorra in errori fatali a sé, agli altri e a tante povere bestie innocenti. Un
caso dove la bestia vera, purtroppo, è l’uomo». (b.f.)
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